Parliamo ancora di metafore, stavolta attraverso la retorica e la semantica

Parliamo ancora di metafore, stavolta attraverso la retorica e la semantica

La metafora è la principale funzione letteraria del linguaggio.

Aristotele, nella “Poetica, definisce la metafora “trasferimento ad una cosa di un nome proprio di un’altra o dal genere alla specie o dalla specie al genere o dalla specie alla specie o per analogia“.

Fa poi i seguenti esempi di metafora:

  • dal genere alla specie, “ecco che la mia nave si è fermata”, giacché “ormeggiarsi” è un certo “fermarsi”;
  • dalla specie al genere, “ed invero Odisseo ha compiuto mille e mille gloriose imprese”, giacché “mille” è “molto” ed Omero se ne vale invece di dire “molte”;
  • da specie a specie, “con il bronzo attingendo la vita” e “con l’acuminato bronzo tagliando”, giacché là il poeta chiama “attingere” il “recidere”, mentre nel secondo caso chiama “recidere” l’”attingere”, perché ambedue i verbi rientrano nel toglier via qualcosa”. (1457b)

 

Nel suo The Myth of Metaphor, Turbayne (1970) propone di rendere la definizione di Aristotele più ampia. Facendo notare che la metafora non deve necessariamente essere espressa a parole, suggerisce che ciò che Aristotele chiama “nome” potrebbe significare un segno o un insieme di segni.Così, un pittore può utilizzare la figura di Leda con il cigno per esprimere lo smarrimento nella passione fisica, e la stessa figura di Leda, ma senza cigno per esprimere lo smarrimento nell’agonia della morte.

Allo stesso modo, i diagrammi alla lavagna, i cubi colorati che i bambini utilizzano per rappresentare le battaglie o il sopraciglio inarcato di un attore possono tutti essere considerati espressioni metaforiche.

Secondo la definizione di Aristotele, Turbayne (1970) conclude che il modello, la parabola, la favola, l’allegoria e il mito sono tutti sottoclassi della metafora.
La metafora è diversa dalla metonimia, perché questa associa due cose simili, mentre la prima mette in relazione, spesso facendole stridere, due cose diverse.

La metafora si distingue anche dall’ allegoria, perché quest’ultima rimanda soprattutto a un piano concettuale, o un’idea, mentre la metafora si riferisce per lo più a una relazione fra due cose o fra due nomi.

L’allegoria è stata anche definita come “metafora continuata“, attribuendo con tale definizione alla metafora un riferimento immediato e all’allegoria uno sviluppo narrativo.

Storicamente la metafora è tipica della civiltà barocca.

L’arte parte dalla natura, ma la trasfigura.

Tra i più grandi teorici della metafora poetica in età moderna si ricorda Paul Ricoeur che definisce la metafora come “la capacità creativa del linguaggio” nel senso che “il luogo della metafora, il suo luogo più intimo e radicale non è il nome, né la frase e nemmeno il discorso, bensì la copula del verbo essere. L’ “è” metaforico significa ad un tempo “non è” ed “è”. Se così stanno le cose è fondato il nostro parlare di verità metaforica, ma dando un senso “tensionale” al termine verità.” (1975, pag 5)

La metafora in semantica:
In semantica la metafora è più propriamente il processo per cui una parola si arricchisce di nuovi significati, per estensione. Ad esempio, la parola vite indica l’utensile vite per analogia con la pianta vite (per somiglianza tra la filettatura dell’utensile e il viticcio della pianta).

Spesso tali meccanismi sono fossilizzati nel lessico e non sono avvertiti dal parlante, ma si possono ricostruire con lo studio dell’ etimologia.

Metafora concettuale
Nella linguistica cognitiva la metafora è definita come la comprensione di un dominio concettuale nei termini di un altro dominio concettuale, per esempio l’esperienza di vita di una persona nei confronti dell’esperienza di un’altra persona. Un dominio concettuale è una qualsiasi organizzazione coerente dell’esperienza.
Quest’idea – ed i suoi processi di fondo – furono esplorati in dettaglio per la prima volta da  George Lakoff e Mark Johnson in  Metafora e vita quotidiana (“Metaphors We Live By”).

Figura retorica
Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto.
L’identificazione e la catalogazione delle figure ha creato problemi di base agli studiosi di retorica, dall’antichità al  Settecento.
Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure:

  • figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole;
  • figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte;
  • figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fonemi, sillabe, parole;
  • figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all’ordine delle parole nella frase;
  • figure di significato o  tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole;
  • figure di pensiero che concernono l’idea o l’immagine che appare in una frase.

Gli studi tradizionali fatti di retorica sono stati oggetto di analisi in diversi settori della  linguistica moderna, come la semantica, la sintassi, la stilistica, la linguistica testuale, la  metrica; tuttavia le figure della retorica possono servire anche come base o come strumenti di lavoro e di interpretazione per varie discipline: la  linguistica, la  logica, la  psicologia, la  critica letteraria.

Maria Leoni è una Dottoressa Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia (individuale e di coppia, adolescenti e sostegno alla genitorialità), Dipendenze, Sessuologia, Ipnosi Eriksoniana e Terapia EMDR.

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